
Francesco Sossio – Sugne
di Fabrizio Galassi
Quando si sente il suono di una mandola, di una balalaika, di un tamburo, di uno strumento a fiato c’è sempre un po’ di paura.
Quel terrore della world music senz’anima, di un suono etnico nato quasi per noia più che per necessità: è forse la musica più difficile da realizzare perché migliaia continuano a provarci componendo sempre la stessa canzone.
Il sassofonista pugliese Francesco Sossio riesce a comunicare una naturale spontaneità nel presentare “Sugne”, un brano di notevoli radici meridionali, ma con un atteggiamento poco nostalgico.
L’armonia vuole evadere dai soliti canoni, cerca i liberarsi dai pesi degli accordi fissi, dei cambi callosi per quanto utilizzati; poi arriva la melodia, perfettamente interpretata da Loredana Savino che con i suoi chiaro-scuri da movimento e passione.
“Sugne” è una canzone che per etichetta dovrebbe rientrare nella categoria World-Etno, ma potrebbe benissimo girare shuffle nei lettorini di mezza Italia senza per forza parlare di ricerca o di ‘viaggio’: è semplicemente pura evasione.
Sossio è un po’ fissato con la sua regione, siamo tutti d’accordo sul fatto che il tacco d’Italia stia dando molte soddisfazioni al resto dello stivale artistico, ma il sassofonista gravinese ha voluto eccedere omaggiando la sua regione con i seguenti titoli: “Apulia” (così, giusto per iniziare), poi “Taranto”, “Brindisi”, “Bari”, “Foggia” e “Add Fernsce u’Sud”.
Dobbiamo però dire che l’ultima canzone parla dei vari sud del mondo, di tutti gli affari operati ai danni dei più deboli, barattando una falsa libertà per uno sfruttamento geo-politico.
Musicalmente il settetto sfodera tutte le proprie qualità tecniche che vengono messe al servizio della musica, potrebbero adoperarsi anche in assoli più jazz, ma la tradizione (forse) impone loro viaggio corti, così le abilità si intrecciano nell’armonia creando arrangiamenti di altissima qualità.
La fisarmonica di Giorgio Albanese è una presenza obbligata per condurre le musiche tarantolate, si avvolge con le ciaramelle di Sossio e con i tamburi a cornice, con le tamorre e con i classici basso e chitarra.
La novità che più rimane attaccata alla pelle è il suono di ottoni, le sezioni, gli stacchi, l’insieme di fiati che può suonare funk o popolare senza regola fissa, come trasportato dalle note e a loro solo ubbidisce: il baritono come chiave per uscire dalle paludose sabbie etniche.
